Comunicato

Emilio Pisani, agendo a nome e per conto della Fondazione di cui egli è il Presidente in carica, ha conferito all’Avvocato Rotale Carlo Fusco, Postulatore delle Cause dei Santi, il mandato di agire dinanzi all’Autorità Ecclesiastica competente per ottenere la raccolta delle testimonianze sulla vita di Maria Valtorta e, in specie, le prove sull’esercizio eroico da Lei praticato delle Virtù cristiane.
Poiché Maria Valtorta è morta nei confini dall’Arcidiocesi di Lucca, è stato chiesto all’Ordinario di quella Arcidiocesi il parere sulla possibilità che sia la Diocesi di Roma ad occuparsi della raccolta delle suddette testimonianze e prove. L’Ordinario di Lucca ha dato risposta affermativa. Pertanto un Sacerdote del Vicariato ha iniziato a raccogliere le testimonianze sulla vita di Maria Valtorta e le prove sull’esercizio eroico da Lei praticato delle Virtù cristiane.
Comunicati in merito saranno emessi sul sito web della Fondazione Maria Valtorta Cev onlus : www.mariavaltorta.com

La spiritualità di Maria Valtorta non seguì il percorso di un itinerario di formazione. Figlia unica di una madre contraria alle pratiche religiose e di un padre debole e remissivo, Maria coltivò la naturale vocazione ad essere sposa e madre, che fu spenta dalle durezze inesorabili del dispotismo materno. Nessuno, però, avrebbe mai potuto reprimere la ragione del suo esistere, che lei dichiarava in questi termini: Amare era per me condizione inderogabile per poter vivere.

Era una bambina di quattro anni e mezzo quando, nel contemplare l’immagine di un Cristo deposto dalla croce, ebbe l’intuizione dell’unione indissolubile del Dolore con l’Amore. Nel suo cuore rimase “l’ansia di consolarlo facendosi simile a Lui nel dolore volontariamente patito per amore”. Dodicenne, fu messa nel Collegio Bianconi di Monza, tenuto dalle Suore di Maria Bambina, dove ebbe una buona istruzione religiosa insieme con un sano apprendimento culturale. La lettura, che si faceva in refettorio, della Storia di un’anima di suor Teresa del Bambino Gesù (non ancora santa) la invogliava a camminare nella stessa via “di confidente abbandono e di generoso amore”. Nell’uscire dal Collegio, dopo quattro anni, la predica di un Vescovo, negli ultimi esercizi spirituali, le aprì l’anima ad abbracciare una vita di “amore penitente”. Tornata in famiglia, per alcuni anni si allentarono i suoi contatti con Dio, fin quando l’occasionale lettura del romanzo Il santo di Antonio Fogazzaro (che era all’Indice) la immerse “nell’oceano della misericordia divina”, portandola a “sperare nei valori soprannaturali dell’espiazione e del pentimento”. All’età di venticinque anni, avendo trovato per caso un libretto dal titolo “Vangelo di S. Luca”, lesse per la prima volta il Vangelo, del quale aveva solo la conoscenza che si apprendeva dalle omelie domenicali. Più lo leggeva e più sentiva farsi in lei “un nuovo cuore”. Era quasi trentenne quando, per amore, si offrì a Dio totalmente.

Scrive nell’Autobiografia: Offrirsi all’Amore vuol dire offrirsi al Dolore. Ma è dolore il patire insieme a Cristo e il patire per il Cristo? No, esso è gioia, profondissima, inesausta gioia.