Testimonianze

Testimonianze di Madre Teresa di Calcutta

Beata Madre Teresa di Calcutta è conosciuta al mondo per la fondazione delle “Missionarie della Carità”, [una congregazione] composta da oltre 4.500 religiose che servono i più poveri tra i poveri in 133 paesi del mondo. Fu beatificata nel 2003 ed è stata destinataria del Premio Nobel per la Pace nel 1979. È stata un modello di ispirazione per migliaia di persone in tutto il mondo. Ciò che è interessante per noi è che uno dei libri più cari a lei e che portava con sé in tutti i suoi viaggi non era altro che Il Poema dell’Uomo-Dio” di Maria Valtorta. P. Leo Maasburg, Direttore nazionale delle Opere Pontificie Missionarie in Austria, è stato uno stretto collaboratore di Madre Teresa di Calcutta. Lui la accompagnò in molti dei suoi viaggi, era presente in occasione dell’apertura di nuove case per le “Missionarie della Carità” in più continenti, e predicò ritiri per le sue sorelle in tutto il mondo. Quando la beata Madre Teresa ha aperto le sue prime case a Mosca e in Armenia nel 1988, P. Maasburg è stato il loro consigliere spirituale per diversi mesi e attraverso questi mezzi è stato il primo sacerdote cattolico ad avere il permesso ufficiale di rientrare in Unione Sovietica. Ha pubblicato un libro su Madre Teresa nel mese di ottobre 2011, che riguarda 50 storie di testimoni oculari della sua stupefacente vita e sulle sue opere. Ciò che è significativo per noi è che nel 2009, è stato intervistato da Chrétien Magazine e ha riferito che la Beata Madre Teresa portava sempre il Poema dell’Uomo-Dio con lei nei suoi viaggi e che lei gli ha detto più volte di leggerlo. Considerando che la sua santa carità e il suo altruismo (che le servivano per unirla in modo speciale al suo Cristo), hanno superato la stragrande maggioranza delle persone sulla Terra, la sua devozione speciale per la lettura de Il Poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta è una straordinaria testimonianza.
Un articolo riferisce:

“Secondo un rapporto dal P. Leo Maasburg, direttore nazionale delle missioni a Vienna, Austria e un confessore occasionale di Madre Teresa per quattro anni, lei ha sempre viaggiato con tre libri: la Bibbia, il suo breviario, e un terzo libro. Quando P. Leo le ha chiesto circa il terzo libro, lei gli disse che si trattava di un libro di Maria Valtorta. Alle sue [molteplici] domande sul suo contenuto, lei gli disse “leggilo”, e ripeteva semplicemente questo.

Recentemente intervistato da Chrétien Magazine sul parere di Madre Teresa sul lavoro di Maria Valtorta, P. Leo Maasburg ha confermato semplicemente: “Per quello che è stato l’atteggiamento di Madre Teresa su Valtorta, ricordo chiaramente la sua reazione positiva senza ricordare maggiori particolari” (estratto da Chrétien Magazine, n ° 218 del 2009/03/15, pagina 5).

Testimonianze di Vescovi che hanno accolto nel passato, remoto e recente, l’Opera di Maria Valtorta

Domenico Luca Capozi, dei Frati Minori. Arcivescovo di Taiyuan, Cina. Incarcerato per la Fede, poi espulso (come era precisato sull’Annuario Pontificio). Nel 1970 risiedeva a Nazareth, in Israele, quando dette inizio ad una corrispondenza epistolare, protrattasi fino al 1981, con l’editore Emilio Pisani. Gli procurò le foto dei luoghi sacri che, per un certo periodo, dovettero sostituire sui volumi de Il poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato) i disegni di Lorenzo Ferri. Da una sua lettera del 1° giugno 1970:

… Non sapevo che Lei conoscesse il nostro Ateneo di S. Antonio, dove io ho studiato per 5 anni prima di andare in Cina… Proprio mi ha fatto piacere leggere che tra i religiosi di S. Antonio è conosciuto il Poema, e soprattutto che ne è ammiratore P. Margiotti, mio antico suddito in Cina. Grazie per l’invito: vorrei proprio sentire da Lei e dal P. Berti tante notizie sulla Valtorta. Quanto mi dispiace di non aver conosciuto il Poema quando era in vita Mons. Carinci, mio amico. Penso di essere a Roma il 1° luglio: starò in Italia un paio di mesi. Auguri di buon lavoro: la Benedizione del Signore non mancherà.

+ D. L. Capozi Arcivescovo

Vito Roberti, Vescovo (con titolo personale di Arcivescovo) di Caserta dal 1965 al 1987. Da un suo biglietto del 9 dicembre 1972 all’attrice Anna Maria Palmi, che a Caserta, città natale di Maria Valtorta, aveva declamato brani dell’Opera:

… Stiamo cercando notizie circa la scrittrice casertana fattaci conoscere da Lei, per proporre al Sindaco la dedica di una via. Saluto e benedico.

+ Vito Roberti

All’Editore scrisse in data 27 febbraio 1973:

Egregio Sig. Pisani,
ho molto gradito l’omaggio degli scritti dell’anima eletta di Maria Valtorta.
La ringrazio del pensiero squisito avuto nei miei riguardi e Le assicuro che la lettura di questa magnifica opera, testimonianza sublime di profonda spiritualità, sarà di gaudio e conforto per quanti cercano, nel tumulto dei tempi che viviamo, una certezza e una speranza alle nostre angosce e alle nostre ansie, più che mai bisognose del soffio vivificante della Fede.
Mi sto occupando, con vivissimo impegno, di far conoscere ai casertani (e alla intera Diocesi) l’opera della loro concittadina e spero di suscitare un largo consenso, almeno tra quelli che sanno cercare con sapienza la verità delle cose.
AssicurandoLe tutta la mia stima, benedico di cuore.

+ Vito Roberti

Egidio Gavazzi, benedettino. Abate e Ordinario (cioè Vescovo) di Subiaco dal 1964 al 1974. Morì nel 1990. Così lo ricordava Don Franco Bertolotti, del monastero di Subiaco, in una lettera del 9 maggio 1991 a Claudia ed Emilio Pisani:

Il prossimo 1° giugno sarà il primo anniversario della nascita al Cielo del carissimo P. Abate Gavazzi. Mi hanno detto che si spense in silenzio dopo una lunga malattia. Mi diceva: “Tutto è Provvidenza”. Spesso mi diceva: “Un giorno la S. Madre Chiesa ringrazierà Maria Valtorta per il Poema dell’Uomo-Dio. C’è tutto in quest’opera: teologia morale, dogmatica, spirituale. È una fonte inesauribile”. Fu il gesuita P. Bortone ad insistere perché lo leggesse. E siccome era un gran signore, volle accontentarlo e iniziò la lettura. Quando ebbe terminato il 10° volume, ricominciò da capo e mi confidò (si era nel 1986) che il Poema era la sua lettura spirituale quotidiana. E più lo leggeva e meditava e più trovava nuove luci e conforto. Quando si spostava dal Monastero, nella sua borsa da viaggio con il Breviario c’era sempre un volume del Poema. Non voglio sbagliare, ma negli ultimi quindici anni della sua vita l’avrà letto più di 20 volte. Mi faceva partecipe delle sue confidenze e delle sue meditazioni e scoprivo così quanta bontà e pazienza ci fosse dietro la sua “scorza” staccata e prudente. Per me è stato un grosso dono e non so il perché, ma credo di averlo conosciuto come nessuno. Non vi nascondo che ho pianto quando ci ha lasciato. Ero lontano, perciò non ho potuto essere al funerale. Ora dal Cielo con Maria prega per noi tutti.

Dell’abate Gavazzi, che era nato a Milano il 23 agosto 1905, conserviamo la seguente lettera autografa, che porta la data del 21 agosto 1976:

Caro Signor Emilio,
Don Franco mi porta in questo momento il Suo magnifico dono, che, fra l’altro, mi ricorda la mia Mamma, che solennizzava sempre i nostri compleanni con un dono: lunedì compio 71 anni e mi sembra quasi che Lei quest’anno sostituisca la Mamma. L’anno scorso, perché la cifra era tonda, si sono ricordati tutti i miei fratelli e qualche cugino, ma quest’anno non sarà così.
Dunque grazie, grazie con tutto il cuore. E il Signore Le renda merito per la Sua carità. Restiamo uniti nella preghiera uno per l’altro. Per intercessione di S. Benedetto, Gesù La benedica con quanti Le sono cari.

dev.mo e aff.mo
D. Egidio Gavazzi O.S.B.

Egidio Gavazzi (al secolo Luigi) era figlio dell’imprenditore milanese Luigi Gavazzi e di Andreina Costa, figlia di Andrea Costa e di Anna Kuliscioff, che fu compagna di Filippo Turati e figura storica del socialismo italiano. Si fece monaco benedettino dopo essersi laureato in Ingegneria, così come una sua sorella, Maria Angela, si fece monaca carmelitana interrompendo gli studi universitari di Medicina. Alle radici, la sorprendente sensibilità cristiana della nonna Anna Kuliscioff, marxista militante.

Giuliano Agresti, Arcivescovo di Lucca – la diocesi di Maria Valtorta – dal 1973 al 1990, l’anno della sua morte prematura. Si mostrò interessato agli scritti valtortiani in un biglietto di ringraziamento all’Editore in data 12 luglio 1984:

Gentile Dott. Pisani,
La ringrazio per l’omaggio del volume sui “Quaderni” di Maria Valtorta, che viene a compiere l’opera da Lei pubblicata. Sto leggendo il volume con interesse. La benedico e saluto nel Signore.

+ Giuliano Agresti

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