Le Lettere

Pur essendo assorbita dall’impegno di scrittrice mistica, Maria Valtorta non si isolava dal mondo, di cui seguiva gli eventi attraverso il giornale e la radio. Soprattutto non trascurava la corrispondenza epistolare. Diceva: “Inviare una lettera può essere un atto di cortesia, ma rispondere ad una lettera è un obbligo”. E così non lasciava mai inevasa la corrispondenza, e si stupiva se non riceveva risposta ad un suo biglietto di saluti o di auguri. Ecco come lei scriveva, in data 14-12-49, ad una suora che era stata sua insegnante al Collegio Bianconi e che risiedeva a Roma come Superiora Provinciale: Molto Reverenda Superiora, benché non abbia avuto risposta ai miei precedenti auguri di Pasqua e del 24 giugno u.s. [nota nostra: nella festa di San Giovanni, onomastico della suora], pure, con sempre memore cuore, le invio i miei auguri per le prossime S. Feste.

Una vera e propria “corrispondenza” di scambievoli lettere con puntuali risposte, di grande interesse sotto il profilo spirituale e per poter conoscere certe vicende legate all’opera, è quella tra Maria Valtorta e la monaca carmelitana di clausura Madre Teresa Maria. E’ una corrispondenza fitta eppure incompleta, perché la Madre distrusse circa duecento lettere per espresso desiderio della Valtorta.

Non meno interessanti sono le lettere scambiate con l’arcivescovo mons. Alfonso Carinci, grande estimatore dell’opera e della scrittrice che egli riteneva come santa (ed era il Segretario della Congregazione vaticana che si occupava delle cause dei santi), e le lettere scambiate con Padre Migliorini dopo il suo trasferimento da Viareggio a Roma. Queste ultime registrano un contrasto, in parte rimasto inspiegabile, tra la Valtorta e il sacerdote che era stato il suo padre spirituale.

Il CEV ha pubblicato l’epistolario di Maria Valtorta relativamente a tutte le lettere rinvenute.

Maria Valtorta si confidava con Madre Teresa Maria, monaca di clausura, che era Priora in un monastero di Carmelitane Scalze. Lei stessa si riteneva una claustrale a causa della sua infermità cronica, ma la vera affinità tra le due donne era sul piano spirituale, che consentiva ad entrambe un’apertura d’anima senza riserve.

Il loro rapporto confidenziale poteva esprimersi solo attraverso lo scambio di lettere, che ebbe la durata di oltre dieci anni ed era tanto frequente da diventare, in alcuni periodi, addirittura giornaliero. Ma la Madre Teresa Maria (questo il nome della monaca) distrusse molte lettere d’intesa con la Valtorta. Ecco perché il volume primo copre il periodo di un solo anno (dal dicembre 1945 al dicembre 1946), mentre il volume secondo è stato sufficiente per raccogliere tutte le altre lettere fino al 1957.

Si tratta di una corrispondenza epistolare che, pur essendo stata decurtata in misura notevole, fa conoscere al vivo la personalità di Maria Valtorta ed espone quasi il diario della sua vita. Se consideriamo che l’Autobiografia si ferma al 1943, l’anno in cui fu scritta, scopriamo che queste lettere, iniziate a scrivere due anni dopo, ne sono come la continuazione.

Poteva capitare che la Valtorta scrivesse la lettera nello stesso giorno in cui era impegnata a scrivere una “visione” o un “dettato”, di cui dava notizia, magari notificando in quale stato di prostrazione fisica fosse costretta a scrivere. Sorprende tanta eroicità, certamente sostenuta da una incredibile forza spirituale, e sorprende la naturalezza del suo ricevere e registrare una rivelazione. Tutto avveniva spontaneamente, senza artificio.

Altrettanto naturale in lei era la ripugnanza a testimoniare con atteggiamenti esteriori le intime esperienze mistiche, pur sapendo di scadere nel concetto di quelle persone che dovevano avvicinarla per le pratiche della pubblicazione dell’Opera e che erano deluse dal suo aspetto di persona normale. Non dimentichiamo che volle rimanere sconosciuta in vita, soffrendo di qualche imprudenza altrui che avrebbe potuto svelare la sua esistenza legata ad una missione tanto straordinaria.

La sua fermezza, infine, nel volere che l’Opera non fosse pubblicata senza l’approvazione ecclesiastica si scontrava con incomprensioni e passi falsi, che ella denunciava apertamente, mostrando di avere senso pratico anche per le cose dello spirito. Per il suo carattere indomito, che non si arrendeva alle ingiustizie e alle falsità, non le mancò la sofferenza di subire defezioni e perfino calunnie.

Certe situazioni e amarezze di quei primordi di storia valtortiana non si sono sopite del tutto. In qualche misura le viviamo e le soffriamo ancora oggi.

DATI TECNICI

Le lettere a Madre Teresa Maria sono contenute in due volumi per un totale di 708 pagine.

Mons. Alfonso CarinciMons. Alfonso Carinci era nato a Roma il 9 novembre 1862, regnando ancora Pio IX. Sacerdote dal 1885, divenne Cerimoniere di Leone XIII ed ebbe degli incarichi dal successore Pio X. Dal 1911 al 1930 fu Rettore dell’Almo Collegio Capranica in Roma e dal 1930 al 1960 ricoprì la carica di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti, che si occupava delle Cause dei Santi. Per aver rinunciato più di una volta al cardinalato, nel 1945, all’età di 83 anni, fu eletto Arcivescovo titolare di Seleucia di Isauria. All’apertura del Concilio Vaticano II, nel 1962, fu festeggiato come il più vecchio Vescovo del mondo.

Fu il Padre Berti a fargli conoscere, a Roma, l’Opera di Maria Valtorta quando era ancora inedita e veniva fatta circolare, in fascicoli di copie dattiloscritte, tra persone autorevoli e dotte per averne degli attestati. Mons. Carinci, che nel 1948 si recò a Viareggio e fece visita a Maria Valtorta, nella cui stanza di inferma entrava con profonda venerazione, scrisse un lungo attestato che porta la data del 17 gennaio 1952 ed è riportato nel libro Pro e contro Maria Valtorta di Emilio Pisani. Nello stesso anno tornò a Viareggio e celebrò Messa nella camera della Valtorta il 29 giugno, festa dei santi apostoli Pietro e Paolo.

Ebbe familiarità con Pio XII e fu un discreto intermediario tra quel Papa e Maria Valtorta. Era apprezzato per la sua umiltà e per un’arguzia d’impronta romanesca. Morì ultracentenario il 6 dicembre 1963 senza avere mai perduto la lucidità di mente.

Era il decano del clero romano. L’ultimo Papa della sua vita, Paolo VI, corresse la sua qualifica in “decoro del clero romano”.

Seguì da vicino la tormentata vicenda dell’Opera, la cui progettata pubblicazione fu bloccata dal Sant’Uffizio nel 1949 senza una motivo dichiarato. Maria Valtorta trovò in Mons. Carinci comprensione e conforto nella grande prova, che fu per lei occasione di mettere in luce un’assoluta ubbidienza alla Chiesa.

 

La presente raccolta riporta il testo delle lettere che Maria Valtorta aveva spedito a Mons. Alfonso Carinci, il quale a suo tempo le ha riconsegnate.

La maggior parte delle lettere sono autografe.

Le lettere dattiloscritte sono quelle del 9.1.49, 20.1.49, 8.3.49, 16.3.49, 22.4.49, 16.7.49 e 24.7.50. Di queste, Maria Valtorta scriveva la minuta, che Marta Diciotti, la donna che visse con lei assistendola, trascriveva a macchina facendone copia con cartacarbone su velina. Considerate le correzioni che rendono le minute quasi illeggibili, si deve ritenere che la trascrizione avvenisse sotto dettatura. Maria Valtorta rileggeva la lettera dattilografata, correggeva a penna gli errori di battuta, sistemava qualche virgola e apponeva la firma. In alcune lettere ha messo, con la firma, l’indirizzo proprio.

Anche delle lettere autografe si conserva qualche minuta.

Le lettere di risposta di Mons. Carinci sono tutte autografe. Spesso si tratta di biglietti su cartoncino intestato. Di alcune sue lettere Mons. Carinci ha consegnato le minute, che si conservano insieme con le lettere spedite a Maria Valtorta.

DATI TECNICI

Le lettere a Monsignor Carinci sono raccolte in un volume di 144 pagine.

il servita P. Romualdo M. MiglioriniRomualdo M. Migliorini, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, era nato a Volegno di Stazzema (Lucca) il 21 giugno 1884. Dopo avere esercitato per alcuni anni il sacro ministero in Italia, nel 1911 fu destinato alle Missioni, prima in Canada, dove fu parroco, e poi in Sud-Africa, dove divenne Superiore regolare e Prefetto apostolico. Rientrato in Italia nel 1939 e divenuto Priore del Convento Sant’Andrea a Viareggio, nel 1942 divenne il direttore spirituale di Maria Valtorta, che per lui scrisse l’Autobiografia nel 1943 e a lui confidò, nel venerdì santo di quello stesso anno, di aver ricevuto il primo “dettato”. Fu quindi testimone della prodigiosa produzione letteraria della sua assistita, che era inferma a vita. Trascrisse a macchina i quaderni autografi di lei e le dette assistenza materiale e spirituale soprattutto nel periodo tragico della guerra e dello sfollamento da Viareggio.

Per avere imprudentemente diffuso i fascicoli dattiloscritti, contravvenendo al volere della Valtorta, e per essersi occupato di qualche altro caso di natura soprannaturale, forse discutibile, nel 1946 fu richiamato a Roma, rimanendo in contatto epistolare con la scrittrice mistica, con la quale era in crescente disaccordo fino ad arrivare ad una rottura completa.

Malato, morì a Carsòli (L’Aquila), nella residenza estiva degli studenti del suo Ordine, il 10 luglio 1953.

DATI TECNICI

Le lettere a padre Romualdo sono raccolte in un volume di 200 pagine.

Così, il 20/3/1946,  scriveva Maria Valtorta al padre in procinto di essere trasferito

Padre mio, sono molto contenta di poterle unire la parola del Signore alla mia povera parola di creatura che di fronte a Dio e agli uomini testifica che la sua assistenza presso di me, iniziata nel giugno 1942 e voluta da Dio, questo sì che Dio lo ha voluto!, è stata la fase preparatoria [al] ministero al quale Dio mi voleva destinare. Prima c’era Dio e la volontà della creatura di servire Dio. Ma c’era ancora molta, troppa umanità in me, Lei lo sa, e Dio non poteva venire, Lui: Ordine, dove era disordine; Lui: Amore, dove c’erano risentimenti… Lei è venuto ed ha ordinato tutto. E Dio ha potuto fare perché prima è venuto Lei. È stato «il precursore» che va avanti a preparare le vie del Signore. E il Signore è venuto. Ed è rimasto perché Lei, lo ha detto Gesù un giorno e lo ha ripetuto, con la sua presenza teneva lontano chi mi odia perché sono strumento di Dio. Se lo ricorda quel dettato? 

Ora dovrei essere impaurita perché Lei se ne va e Satana mi odia più che mai. Ma mi fido nella promessa di Gesù e nelle preghiere di Lei, Padre Reverendo, e dei Padri dell’Ordine.

Leggerà a suo agio, nelle «Direzioni», ciò che penso io da 22 giorni, scritto mano mano, durante la sua Iª assenza. E ciò l’aiuterà a comprendermi quando le dico che questo dolore per me è pace, è conferma; e che confido che sia un momentaneo oscuramento, come lo fu quello di Gesù dalla sera del Giovedì Santo alla mattina della Risurrezione. Egli ci ha insegnato come si resta fedeli; come si suda sangue, senza rancore per chi ce lo fa sudare; come si muore sulla Croce per salvare. 

Imitiamolo.

Le dò il mio Crocifisso, quello che nel luglio 1930 mi ha dato per la Iª volta la prova innegabile della potenza della Croce e della Fede e la mia Iª vittoria contro il demonio. Lo avevo destinato a Lei nel testamento, perché mi è sacro per ciò che con esso ho ottenuto e perché è stato nelle mani dei Miei nella morte. Doveva essere messo anche nelle mie mani nell’agonia e nella morte, fino alla chiusura nella cassa, e poi rimanere a Lei. Vuol dire che se Gesù mi farà la grazia di morire con Lei vicino, Lei me lo porterà per quelle ore…

E ora grazie, grazie di tutto, su tutto, per tutto. 

Lei non mi ha fatto sentire mai che ero orfana e sola, malata, povera, debole. È stato l’affetto, l’aiuto, la pace, il sostegno. Qui e altrove non lo dimenticherò. 

Ora sentirò che sono sola sulla Terra…

Ma non dico di più se no la nuova Sintica perde la forza di sorreggere la sua croce e quella che è del Padre suo. Mi devo indurire ancora, sempre, fino a morire nello sforzo. E avere fede, fede, fede nel Signore. Maria

 

Già! Sono rimasta senza crocifisso. Non ne ha uno vecchio, proprio da carmelitana, da fare bello a furia di baci? Ho in comune con Teresina la passione per le cose che gli altri giudicano vecchie e brutte… Me lo mandi e mi farà felice e io farò bello Gesù Crocifisso con i baci…

A Padre Migliorini – 20/3/1946

Dice Gesù:

«Che i giusti ubbidiscano è sempre volontà del Signore. Ma non c’è altra volontà nella tua partenza, altra volontà di Dio. Se ne avessi un’altra contraddirei Me stesso perché Io ti volevo qui, presso Maria. Qui, e non altrove.

Maria, la nostra povera Maria, lo ha scritto di suo perché ha capito. Io confermo. Vi ho preparati a quest’ora con le visioni della partenza di Sintica e Giovanni di Endor. Leggile attentamente. Sentirai il pensiero del tuo Salvatore.

E va’ tranquillo perché sei nella mia Grazia. E questo è tutto. Il giudizio degli uomini non intacca e non influenza il giudizio di Dio. Va’ tranquillo, figlio mio e di Maria. Tranquillo per te stesso, tranquillo per la povera Maria. Prendo Io, e il mio angelo, il tuo posto. E siccome per gli spiriti non ci sono separazioni, saremo ancora qui in tre, come da tre anni, a fare ciò che è gloria di Dio: fare conoscere Dio.

Ti benedico per il Padre e per lo Spirito Santo oltre che per Me, Servo buono, e con Me ti benedice la Madre; e l’Uomo di ubbidienza: Giuseppe; e l’Uomo di Carità: Giovanni apostolo; e tutti i Santi del tuo Ordine. Va’ in pace, ché gli angeli del Signore sono con te, e Dio è con te.»

Dice Maria:

«Siamo prossimi all’Incarnazione in Me del Verbo. “Ecco l’Ancella di Dio. Si faccia secondo la sua Parola”. Perché, anche se non è ordine, è “permesso” di Dio ciò che ci viene presentato. Perciò santo è ciò che ci viene presentato. Figlio diletto, figlia diletta, Romualdo e Maria, figli della Mamma sempre Addolorata per i dolori dei suoi figli diletti, ditela anche voi la mia parola, e più vitale che mai il Verbo Ss. prenderà forma in voi sino a farvi altri Lui. Siate maternamente benedetti.»

E dice S. Giuseppe:

«E benedetti da me che sempre credetti e sempre feci ciò che il Signore ordinava: nell’andare, nel tornare, nell’accettare. E fui guidato dall’angelo di Dio perché sottomisi il mio giudizio d’uomo a quello del Cielo, sempre.»

 

Se crede, questi dettati li può tenere.

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