Autobiografia

Prima ancora di essere impegnata nella stesura degli scritti ispirati, nel 1943, Maria Valtorta scrisse l’Autobiografia. Lo fece per corrispondere al desiderio del suo direttore spirituale, padre Migliorini, che doveva aver notato nell’inferma doti non comuni.

… “In questo racconto sono io con tutta me stessa: vi è la mia carne con le sue passioni umane, la mia anima con le sue speranze spirituali, il mio spirito col suo amore adorante.”…

Maria Valtorta

Fiore Quaresimale

Fu già un atto di obbedienza fruttuosa. Senza quella compiuta narrazione autobiografica, il lettore dovrebbe oggi accontentarsi, per conoscere l’umanità e la spiritualità della Valtorta, dei cenni che compaiono ogni tanto nelle pagine de L’Evangelo, dove la nostra Maria ama presentarsi semplicemente come lo “strumento”, la “penna” nelle mani di Dio e come l’umile “violetta” nascosta ma odorosa e adorante.

Doveva esserle caro riconoscersi in questo fiorellino che non svetta, ma che in compenso è tutto un profumo di gratitudine al sole che lo scalda e gli dà vita: una silenziosa e scambievole effusione d’amore.

Sceglie proprio questa similitudine, Maria Valtorta, per aprire il racconto della sua vita; ma solo per poco il lettore conserverà di lei l’immagine della “violetta” che sa profumare, dello “strumento” che sa servire.

Ben presto infatti ci si avvede che Maria non ebbe il privilegio di nascere “fiore”, di essere preservata da contatti perniciosi, e di fissarsi subito nel Sole che scalda e nutre di amore. Poi si scopre ancora che Maria non si trovò collocata in un ambiente familiare completamente sereno o assolutamente pio. Infine si cede alla rivelazione di una donna dotata di bella intelligenza, di ferrea memoria, di spiccata sensibilità, di vasta cultura, di piacevole aspetto: ammirevoli doti umane, ma che certamente non richiamano l’immagine della “violetta” che sa solo emanare profumo, o del “mezzo” che sa servire solo se guidato da mano esperta.

Maria Valtorta nasce come uno di noi, si imbatte in pericoli, accarezza sogni e ideali, patisce sofferenze e incomprensioni, lotta con le passioni. Ad un certo punto scopre una cosa meravigliosa: l’Amore. Anzi, fin da piccina ha intuito l’esistenza di questa forza, di questo fuoco, che subito le si presenta come indissolubilmente unito al dolore. Ma se la ricerca fidente si alterna con l’indugio o con la sosta, ecco che alla fine la scoperta si completa, e con un inno di gioiosa e osannante gratitudine Maria Valtorta compie l’ultimo passo. Mediante l’adesione viva e attiva al dolore del Figlio di Dio che si è reso Vittima per amore, ella si immette nell’Amore stesso che è Dio.

Un itinerario spirituale che punti verso Dio per possederlo completamente è sempre irto di prove. Ma ancora più travagliato e sofferto esso appare quando — ed è il caso della Valtorta — non si snoda sul terreno di una purezza ignara e di una fede semplice, bensì si erge da un olocausto di sentimenti, di esperienze, di prerogative svuotate di ogni senso umano e riempite della sublime ma terribile assolutezza del Divino. E quando Maria avrà raggiunto questo traguardo non tornerà mai più indietro, quasi che ella non appartenga più a se stessa, ma rimanga tutta fissa in Dio.

Ben a proposito possiamo ora riandare all’immagine della “violetta”, che ama profumando. E con meraviglia scopriamo che questo fiore, umile e nascosto, ma nutrito di amore ed egli stesso amante, raffigura una “conquista”, e non un “privilegio”. Scoperta meravigliosa, ma soprattutto consolante per la nostra natura umana che può — solo se noi vogliamo e se sappiamo unire il nostro volere a quello di Dio — riscattarsi dalla sua figurazione di peso avvilente che ci costringe a terra, e assurge a fulgida gemma di eterno valore.

Autobiografia-di-Maria-Valtorta

...Quante volte avrei voluto mettere in quella mano trafitta il bel confettone tutto bergnoccoluto o quello dorato, o rosso o verdolino, che la nonna mi comperava nel condurmi a scuola e che mi piacevano tanto perché erano buoni e poi perché mi dicevano l'amore della nonna!
… Più tardi, molto più tardi, nella mano trafitta di Gesù ho messo l'offerta della mia vita ma, se ci penso bene, sento che… mi sarebbe costato di più, allora, dargli il mio confetto che non ora la mia vita e il mio soffrire...

Maria Valtorta

Dati tecnici

Maria Valtorta scrisse quasi ogni giorno fino al 1947, ad intermittenze negli anni successivi fino al 1951. I quaderni diventarono 122 (oltre ai 7 dell’Autobiografia) e le pagine manoscritte circa quindicimila.

Il manoscritto dell’Autobiografia di Maria Valtorta riempie sette quaderni (il primo dei quali non è proprio un quaderno ma un fascicolo confezionato a mano) per complessive 761 pagine manoscritte. Dopo le prime 42 pagine, Maria inserisce nella narrazione la prima data: Oggi è il 10 marzo (1943).

Quando mancano 42 pagine alla fine mette l’ultimo dei riferimenti alla data del giorno: … alla Madonna Ss. di cui oggi sono celebrati i dolori, è il venerdì della settimana di Passione, 16 aprile 1943.

Dal 10 marzo al 16 aprile, dunque, Maria Valtorta scrisse una consistente parte centrale dell’Autobiografia, pari a poco meno di sette decimi del tutto. Fatte le dovute proporzioni, si può dire che le bastarono meno di due mesi per stendere il racconto della propria vita. Di getto, senza ripensamenti o correzioni.

L’Autobiografia è un volume di 480 pagine – 16 pagine fotografiche

PER SAPERNE DI PIÙ

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È possibile acquistare il libro presso il Centro Editoriale Valtortiano.

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