La Casa Valtorta

NEL CUORE DI VIAREGGIO

La casa Valtorta, a Viareggio, è al numero civico 257 della lunga e centrale Via Antonio Fratti, a pochi metri dall’incrocio con Via Leonardo da Vinci. È consentito entrarvi per visitare la camera di Maria, che è la prima a sinistra al pianterreno, passato l’ingresso.
Il restauro degli anni 2001-2002, che sarà illustrato più sotto, può averla trasformata, ma non falsata. I cambiamenti, anzi, possono aver fatto recuperare alla casa una parte del suo aspetto originario, quello che doveva avere nel 1924, quando i Valtorta l’acquistarono e vi si trasferirono da Firenze. Non ricchi, ma ancora benestanti, essi arredarono la casa con la mobilia d’epoca, che si erano portata dietro nei frequenti trasferimenti, e con gli oggetti che erano ricordi di famiglia e delle città nelle quali avevano dimorato. Forse misero tendaggi, che non sono stati conservati, e rifecero la poca tappezzeria.
La casa, su due piani, non era grande, ma era confortevole per le esigenze di quel tempo. Maria la trovò di suo gradimento, proprio come l’aveva desiderata, e rimase legata ad essa per tutta la vita.
Quando Maria s’infermò, nel 1934, il salotto al pianterreno divenne la sua camera da letto. L’anno seguente, un mese prima della morte del padre, venne in casa, a tutto servizio, Marta Diciotti, che per dormire si adattò nella camera dell’inferma, in un lettino senza spalliere (lei era piccola di statura) messo per lungo sulla parete di destra. Dietro la stessa parete, nell’attigua camera da pranzo, fu sistemato un letto per la mamma di Maria quando l’età e gli acciacchi richiesero anche per lei un’assistenza assidua. Così la casa si andava adeguando alle nuove esigenze e qualche pezzo risultò di troppo, come il pianoforte, che fu venduto.
La signora Iside moriva nel 1943, ad otto anni dalla morte del marito. L’anno seguente, in aprile, Maria e Marta dovettero lasciare la casa per lo sfollamento imposto dalla guerra e traslocarono con parte dei mobili a Sant’Andrea di Còmpito. Rientrarono in dicembre e la casa tornò come era prima, non avendo subìto danni.
Le due donne, rimaste sole, potevano fare a meno del piano superiore, formato di due camere da letto e una cameretta, con ballatoio di disimpegno. D’estate, come usano fare i viareggini, affittavano le stanze ai bagnanti, e il ricavato di pochi mesi finì col diventare la sola fonte di sostentamento per l’intero anno. Malgrado le restrizioni economiche, Maria e Marta vivevano con dignità nella casa che era la loro unica ricchezza.
Negli anni successivi alla morte di Maria Valtorta, spirata nella sua camera la mattina del 12 ottobre 1961, iniziava per Marta Diciotti, erede della scrittrice per i diritti d’autore, un periodo di relativa agiatezza, che poco alla volta le consentiva di fare lavori nella casa, di cui era usufruttuaria.
Fece installare l’impianto del riscaldamento a metano, piazzando la caldaia nella piccola cucina, rimodernata alla buona, e mettendo i termosifoni in ogni stanza del pianterreno e del piano superiore. Potette quindi eliminare l’antiquata stufa di ghisa che nel vano della scala riduceva il breve passaggio tra la porta della camera di Maria e la porta della camera da pranzo.
Volle far costruire un bagnetto nella piccola corte (che i viareggini chiamano “orto”) situata nella parte posteriore della casa, di modo che la porta di uscita nell’orto (dal vano della scala) divenne la porta per entrare nel bagno. La casa, che aveva il solo gabinetto cui si accedeva dal pianerottolo a metà della scala tra i due piani, acquistava così il doppio servizio, ma vedeva dimezzato il già minuscolo “orto”.
Introdusse il televisore e si attrezzò di elettrodomestici, collocando nella camera da pranzo il frigorifero che non trovava spazio nella cucina. Sempre in camera da pranzo cambiò il lampadario con uno di suo gusto, a gocce, e al piano superiore allestì una stanza per sé, con il letto in ferro verniciato e l’armadio-guardaroba laccato.
Ebbe grande rispetto per la camera di Maria, che mantenne intatta, con il letto sempre in ordine e protetto dal cellofan. In capo al letto fece appendere il ritratto ad olio eseguito nel 1963 da Lorenzo Ferri in grata memoria per la scrittrice mistica. Tutto il resto nella stanza rimase come era alla morte di Maria, con l’aggiunta di qualche ninnolo in segno di devozione. Ma negli altri ambienti della casa Marta collocava liberamente quadretti e oggetti avuti in regalo o che reputava utili o piacevoli.
Marta Diciotti era stata con Maria Valtorta per ventisei anni e, dopo la morte di Maria, ha abitato nella stessa casa per altri trentacinque anni. Ricoverata in ospedale il 19 ottobre 1996 per la frattura di un femore, non è più rientrata in casa se non per farvi una capatina un paio di volte. Dopo la degenza riabilitativa nella Casa di cura Barbantini, in località Bicchio, si sistemava nella residenza per anziani al piano superiore della stessa Casa di cura.

Nella casa Valtorta rimasta disabitata trovavano sfogo, al pianterreno, i guasti dell’umidità salmastra, che la cura quotidiana di Marta, con l’aiuto dell’impianto di riscaldamento, aveva in parte attutito. In più punti l’intonaco gonfiava e cadeva, le piastrelle del pavimento erano sempre più logore.
Dello stato fatiscente della casa veniva informata la Curia generalizia dell’Ordine dei Servi di Maria, proprietario dell’immobile per volontà testamentaria della Valtorta. In seguito ad un sopralluogo dell’Economo Generale, il Consiglio generalizio decideva di vendere la casa offrendola al Centro Editoriale Valtortiano, che accettava. L’atto notarile di compravendita veniva sottoscritto a Roma il 26 febbraio 1998. (Riflettendo sulla data di quel giorno, dopo essere uscito dallo studio del notaio, Emilio Pisani scopriva che era il cinquantenario del 26 febbraio 1948, quando il papa Pio XII ricevette in udienza tre Padri Serviti che dovevano parlargli dell’Opera ancora inedita di Maria Valtorta).
Marta Diciotti si spegneva il 5 febbraio 2001, a novant’anni compiuti. Per un rispetto verso di lei, che aveva conservato il diritto dell’usufrutto, i lavori di risanamento e restauro iniziavano dopo la sua morte, nell’estate del 2001. Il degrado era progredito a tal punto che la parete dietro il letto di Maria Valtorta, rimosso come tutti gli altri mobili, grondava acqua.
La Marta non avrebbe sopportato di vedere la casa completamente svuotata, senza porte né finestre, con le pareti stonacate e i pavimenti divelti. Così si presentava il pianterreno dopo la prima fase dei lavori: come una casa in costruzione (o in demolizione). Infatti si era dovuto smantellare l’intera pavimentazione per poterla ricostrui­re su coppelle che la isolassero dal suolo arenoso, tipico della città di Viareggio e apportatore dell’umidità. Anche le pareti sarebbero state rintonacate dopo un trattamento deumidificante.
Purtroppo non era possibile riutilizzare le vecchie piastrelle del pianterreno, che perciò veniva ripavimentato con piastrelle dello stesso materiale e con gli stessi disegni e colori, ma nuove. Il problema non si poneva, invece, per gli ambienti del piano superiore, dove pavimenti ed intonaci, non essendo corrosi dall’umidità, non andavano rifatti ma solo ripuliti e ritinteggiati.
Il pavimento della camera di Maria Valtorta subiva la stessa sorte degli altri ambienti del pianterreno. Tuttavia con il materiale recuperato fu possibile costruire una pedana da poggiare su un pavimento nuovo e sulla quale posizionare il letto. La pedana era una ricomposizione parziale dell’antico pavimento, dove si alternavano piastrelle chiare con piastrelle scure. Per evidenziare la sua autenticità, il pavimento della stanza fu rifatto tutto con nuove piastrelle chiare.
Il letto veniva collocato sulla pedana insieme con il comodino e il tavolinetto, sui quali restavano gli oggetti di sempre. Fuori della pedana, di fronte al letto, tornava al suo posto l’armadio a specchio nel quale Maria Valtorta aveva tenuto custoditi i suoi quaderni autografi.
Tre mobili, invece, venivano trasferiti in altri ambienti. Nell’ingresso, con il registro delle firme, è ora la scrivania che prima era infilata tra la fiancata dell’armadio e la parete della porta-finestra. In una stanza del piano superiore è la toletta a specchio che era sulla parete del letto. Anche al piano superiore, dopo essere stato ritappezzato come divano, è il lettino sul quale la Marta aveva dormito accanto al letto dell’inferma Maria.
In compenso, due vetrinette a muro (una nella stanza, sulla parete del letto; l’altra fuori, di fronte alla porta della stanza) mettevano in mostra oggetti e ricordi valtortiani.
Si faceva più spazio nella camera di Maria Valtorta perché i visitatori, che in prevalenza sono lettori delle sue opere e delle memorie della sua vita, potessero muoversi in essa ammirando l’essenziale per ricordare e meditare.
Uscendo dalla camera si torna nel vano della scala che porta al piano superiore. La parete di fondo, sulla quale poggia il pianerottolo che collega le due rampe della scala di marmo, aveva in alto una finestra non apribile a forma di mezzaluna, con vetri gialli in un telaio a raggiera. Quel semicerchio fu raddoppiato facendolo diventare un tondo, che nella intelaiatura e nei vetri colorati ripeteva il disegno della bella porta vetrata del pianterreno, quella che tuttora, restaurata, divide l’ingresso dal vano della scala. Oltre a dare più luce, quel rosone conferisce all’ambiente un tono di sacralità. È stato un rifacimento arbitrario, che forse non sarebbe dispiaciuto a Maria Valtorta.
Pure arbitrari, ma soprattutto per un criterio di praticità, sono stati gli interventi operati sui servizi: cucina e bagni. Senza tanti scrupoli, sia perché erano ambienti già rimaneggiati da Marta Diciotti negli anni trascorsi, sia perché la loro efficienza serve a chi deve prendersi cura della casa.
La piccola cucina, che comunica con la camera da pranzo (dove è tornato il lampadario originario, che la Marta aveva conservato rimpiattandolo su un armadio), si presenta rimodernata con eleganza ed efficienza. Liberata dell’ingombrante centrale termica (sostituita da una caldaia a norma di legge, messa all’esterno) vi ha trovato posto, riverniciata in verde, una credenza con alzata che era nel vano della scala, dove restringeva il passaggio per uscire nella piccola corte (il cosiddetto “orto”).
L’uscita nella corte, che Marta aveva fatto chiudere con la costruzione del bagno, è stata riaperta demolendo una porzione del bagno, che è diventato un gabinetto al quale si accede dal sottoscala. In compenso, si è potuto ampliare verso l’esterno il gabinetto sovrastante, quello del pianerottolo a metà scala, che è diventato un bagno.
Nelle tre stanze del piano superiore la pulitura dei soffitti, che sono a volta, riservava una sorpresa. Scrostata l’imbiancatura a calce, apparivano decorazioni e figure, tipiche delle case viareggine dell’inizio del Novecento. Nessuno, neppure Marta Diciotti, aveva mai accennato ad esse. La supposizione più spontanea è stata che la severa signora Iside, prima di installarsi con il marito e la figlia nella casa appena acquistata, avesse dato ordine ad un imbianchino di coprire quelle frivolezze. Tuttavia non si può escludere che i nuovi inquilini le avessero trovate già coperte e non si fossero mai accorti dell’esistenza di quelle pitture nelle successive rimbiancature delle stanze.
Si era incerti sul da farsi. Coprirle di nuovo, quando a Viareggio i proprietari delle case d’epoca stavano riportando in luce l’autenticità degli stili, sembrava un peccato. Recuperarle, con un restauro accurato, comportava un’altra delle spese impreviste. Facendo uno sforzo, si decideva per la seconda soluzione. Ora le tre stanze del piano superiore della casa Valtorta hanno i soffitti decorati con delicate figure, paesaggi e festoni, che hanno anche suggerito la scelta delle tinte per le pareti e il sistema di illuminazione.

I lavori in casa Valtorta hanno dovuto subire una correzione. Dopo tredici anni.
Con il passare del tempo si notava che la pedana nella camera di Maria Valtorta snaturava l’ambiente e spesso era d’inciampo ai visitatori. Perciò, dopo lunga riflessione, si decideva di rimuoverla e di ripristinare l’antico pavimento.
Il nuovo lavoro è stato eseguito tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio 2015. Svuotata la camera, divelto il nuovo pavimento chiaro e ricostruito il massetto, veniva ricomposto il pavimento come era in origine con le piastrelle chiare e scure, usando quelle tolte dalla pedana ed altre uguali, che erano state anch’esse recuperate nel restauro precedente ed erano conservate in un deposito. Poiché le piastrelle disponibili ancora non bastavano a coprire l’intera superficie della stanza, le parti mancanti nel pavimento venivano lastricate con piastrelle scure, riprese tra quelle recuperate del vecchio pavimento della stanza attigua. Ritinteggiate le pareti, a lavoro ultimato, tornavano al loro posto il letto e gli altri mobili.
I visitatori trovano la stanza di Maria Valtorta senza la pedana e con il pavimento originario. Le parti scure del pavimento, che attestano l’opera di risanamento e di restuaro, sono negli angoli meno visibili.

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La casa, già di proprietà del Centro Editoriale Valtortiano (CEV), è stata conferita in dotazione alla “Fondazione Maria Valtorta Cev – onlus”

 

ORGANIZZA UNA VISITA

È consentito entrare in casa per visitare la camera di Maria. Le visite sono gestite dalla Sig.ra Anna Matteoni.
Per organizzare in anticipo le visite è sufficiente contattarla al numero telefonico: 349 39 16 137.

L’INGRESSO È GRATUITO.