Liturgia domenicale2019-05-20T14:43:45+00:00

Liturgia domenicale

Dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Dal Libro di Azaria, 17ª lezione
Dice Azaria:
«[…] Abbiamo già contemplato e onorato il Padre che splende nelle opere del Figlio Redentore, che fu tale perché Dio Padre lo permise per atto di immisurabile bontà. Abbiamo già contemplato e onorato il Figlio nel vertice della sua perfezione di Uomo Dio che muore, e risorge, e risale al Padre dopo aver tutto compiuto. Abbiamo già contemplato e onorato lo Spirito Santo dall’inizio delle sue opere sino alla sua perfetta e completa epifania pentecostale.
Oggi contempliamo e adoriamo le Tre adorabili Persone riunite, per iniziare con questo atto la preparazione a comprendere con frutto la venuta del Verbo sulla Terra e le sue sante parole.
L’anno liturgico non ha inizio oggi. Lo sai e lo so. Esso ha inizio con l’Avvento. Ma come per preparare la venuta del Signore ci furono secoli di preparazione in cui furono maestri a questa preparazione i patriarchi e i profeti, così ora io voglio che tu consideri le molte domeniche che vanno da dopo Pentecoste all’Avvento come preparazione all’inizio dell’anno liturgico.
Sono domeniche di Sapienza. Veramente lo Spirito Santo le pervade tutte e vi fa da Maestro per preparare gli uomini alla S. Venuta del Messia, di modo che quando Egli sia commemorato Infante lo sia con un robusto amore attivo e non soltanto con un superficiale, sentimentale e inutile affetto per il Pargolo.
Nel Pargolo già è il futuro Redentore che morirà coperto di piaghe sulla Croce dopo aver faticato nell’evangelizzare e subìto mortificazioni e disagi. Conoscendo il Cristo per ciò che è realmente, si giunge a comprendere il Natale per ciò che è realmente.
Dio è eternità, perciò è continuità. Non vi sono fratture nelle sue opere. Una genera l’altra, come i Tre procedono l’Uno dall’Altro. La Triade ha impresso il suo sigillo e somiglianza sulle sue azioni. Perciò esse sono uniformi e multiformi, ma non mai scisse o interrotte. Infinita ed eterna, e inestinguibile catena d’amore, perché tutto è amore ciò che Dio opera, che procede per anni e per secoli senza interruzione. Così anche l’anno liturgico è una catena di cui una parte genera l’altra, e non vi è termine perché ognuna ha ragione d’essere per preparare all’altra.
Glorifichiamo il Signore per questo magnifico procedere dei Suoi tempi che si riflette nel piccolo tempo dell’anno liturgico. E procediamo nella conoscenza di esso dopo il doveroso omaggio alla Triade perfetta.
[…]
Ecco dunque veritiere le parole dell’Orazione della S. Messa in onore della Ss. Trinità: “O Dio che desti ai tuoi servi di conoscere, mediante la professione della vera fede, la gloria dell’Eterna Trinità e di adorare l’Unità nella potenza della sua maestà...”.
È un mistero l’Unità e Trinità di Dio. Nessuno, per santo che sia, lo può penetrare. Neppure quelli ai quali fu rivelato in parte, ché tutto non può esser detto a chi è ancora mortale, possono dire di averlo conosciuto. È un così abbagliante mistero che l’uomo non può affissarcisi per conoscerlo integralmente. Superiore ad ogni altro mistero. L’Incomprensibile mistero perché il Sublimissimo mistero. Perciò solo la fede eroica, sorretta da un forte amore, può portare, se non dentro, alle soglie di esso, e concedere di sentire, dirò così, il divino murmure dell’Unità Trina, celata al di là del muro abbacinante del suo Fuoco. Più forte è l’amore - e ti ricordo che al grado d’amore al quale giunge la creatura corrisponde un corrispondente grado di amore di Dio moltiplicato per la sua potenza, perché Dio ama darsi a chi lo cerca senza misura, Lui che si dona con la misericordia e provvidenza anche ai figli che non lo cercano - e più forte è la conoscenza, perché più ridotta la distanza, perché più unita l’anima al Dio che scende - poiché ella non può salire sino all’abisso di altezza dove la Trinità arde - al Dio che si concede per essere conosciuto il più possibile, ardendo di esser tutto conosciuto, tutto posseduto dal figlio quando, alla sua fede, al suo amore, al suo eroismo, sarà dato il premio del Paradiso.
Questo che ti dico è giusto prologo alle parole dell’altra orazione di questa prima Domenica dopo Pentecoste. “Nulla può l’umana debolezza senza di Te”. Ma è mai più debole l’uomo che vive con Dio in sé? Con la sua Trinità nel cuore? Con la sua conoscenza di Dio, col suo amore per Dio, e col suo amore di Dio a lui, creatura, a farlo forte, capace di operare ciò che Dio vuole, di essere calmo per la speranza, sicuro nella fede? No, non può. Perché l’unione delimita la debolezza, e la fusione l’annulla. Non è più la creatura, ma Dio che vive nell’uomo e opera.
Tu sai come si mantiene l’unione. Nulla ti faccia indebolire la stretta del tuo amore a Dio. Nulla. Non le gioie e non le pene. […].»


I footnotes