La tombe

Lunedì 2 luglio 1973 i Resti mortali di Maria Valtorta – rimasti nel Camposanto della Misericordia di Viareggio dopo l’esumazione compiuta il 12 ottobre 1971, decimo anniversario della morte della pia scrittrice – sono stati traslati in forma privata a Firenze e definitivamente tumulati alla Ss. Annunziata, precisamente nella Cappella detta «del Capitolo», che si apre sul grande Chiostro annesso alla celebre Basilica.

Maria Valtorta sepolta a Firenze, la città che tanto amava,
e dove curò i soldati feriti della prima guerra mondiale,
ha accolto i suoi Resti mortali, che sono stati inumati alla Ss. Annunziata.

La richiesta della privilegiata sepoltura in luogo consacrato venne avanzata, due anni prima, dalla Comunità dei Servi di Maria della Ss. Annunziata, e subito ottenne l’esplicito consenso della Curia arcivescovile di Firenze, che inoltre suggerì, come luogo per l’onorifica tomba, appunto la Cappella del Capitolo.

Le lunghe pratiche civili furono iniziate dal Priore della stessa Comunità, il padre Gabriele M. Alessandrini; ma il loro compimento va attribuito soprattutto alla spontanea e solerte opera del rag. Domenico Fiorillo, un amico valtortiano di tutte le ore.

Le persone più vicine hanno seguito con distacco l’evolversi della pratica, nella intenzione di rimettere alla sola Volontà di Dio la realizzazione di un evento, che sarebbe apparso altamente significativo.

  • 2 luglio 1973

    La partenza da Viareggio

    La mattina del 2 luglio scorso, dunque, alla presenza di pochi intimi, di un sacerdote, e delle persone necessariamente preposte a tali mansioni, è stato riaperto, nel cimitero viareggino, il loculo della Famiglia Valtorta, per esserne prelevata la cassetta metallica contenente le Ossa di Maria.

    Dopo le verifiche di rito, il prezioso bagaglio, avvolto in un drappo, veniva sistemato su auto privata, dove prendevano posto: Marta Diciotti, il padre Gabriele M. Roschini o.s.m., l’editore Emilio Pisani e signora Claudia. Su altra auto – unica scorta – seguivano quattro membri della Famiglia Mencarini-Antonini: le persone che, dopo Marta Diciotti, furono le più vicine all’inferma scrittrice di Viareggio.

    Prima di infilare la scorrevole autostrada per Firenze, il brevissimo corteo ha deviato di proposito verso il centro cittadino, ha imboccato la Via Fratti e, solennemente anonimo nella morsa del traffico intenso, ha sostato per pochi attimi (il tempo consentito dal rosso del semaforo) dinanzi alla «Casa». Un gesto di omaggio, di implorata benedizione, di estrema confidenza, prima del distacco totale…

  • 2 Luglio 1973

    L'arrivo a Firenze

    Si arrivava a Firenze verso le ore 11, accolti, nella movimentata e ignara Piazza della Ss. Annunziata, dall’amico Fiorillo. La cassetta veniva devotamente portata, attraverso il bel Chiostro, alla Cappella del Capitolo, dove attendevano una rappresentanza della Comunità dei Servi di Maria – il cui Priore, padre Alessandrini, era venuto incontro nel Chiostro – e il padre Corrado M. Berti o.s.m., giunto da Roma.

    Aveva inizio, poco dopo, la S. Messa, concelebrata da tre Padri serviti; Gabriele M. Roschini, Corrado M. Berti, Celestino M. Bresci.

Al termine del rito, il padre Roschini, che aveva presieduto la concelebrazione, ha tenuto un discorso che, quantunque improvvisato (poiché ne era stato richiesto all’ultimo momento dal padre priore), si è rivelato degno dell’oratore, pio sacerdote e autorevole uomo di scienza, di recente folgorato dagli scritti valtortiani al punto da diventarne, in pochi mesi, conoscitore profondo.

Il padre Roschini ha esordito ricordando, con riferimento al carattere intimo della cerimonia che si stava svolgendo, l’alone di silenzio e di solitudine che ha sempre avvolto gli avvenimenti più grandi: come l’Annunciazione, come la Natività del Signore. Ha toccato alcuni aspetti della spiritualità di Maria Valtorta, riportandosi in particolare alla devozione mariana. Si è soffermato a considerare l’alta e determinante missione degli scritti valtortiani nel travagliato mondo contemporaneo. Ha definito il 2 luglio 1973 «una data storica»: per la Chiesa, per la città di Firenze, per l’Ordine dei Servi di Maria, per il mondo intero.

Dopo la benedizione alla piccola bara (la cassetta metallica portata da Viareggio era stata inserita in una cassetta di legno, predisposta a Firenze) e alla buca sepolcrale, i cari Resti venivano calati nella loro definitiva dimora, accompagnati da una pergamena con le firme di tutti i presenti, ma ancor più dalle commosse parole di commiato di Marta e dalla silente unanime preghiera.

Padre Gabriele M. Roschini

La Basilica della Santissima Annunziata a Firenze

fr_FR