Dice Gesù [a Maria Valtorta]:
«Il vero servo di Dio, davanti a qualsiasi pressione di forze umane che lo vorrebbero dirottare dalle vie del Signore, risponde: “Posso forse dire o fare altro di quello che il Signore mi ha comandato?”.
L’obbedienza al comando di Dio, quale che sia questo comando, è il segno del servo di Dio. Le esigenze divine sono infinite e tutte giustificate da un fine d’amore. A questo imporrò di tacere, a quello di parlare, a costui di isolarsi, a quest’altro di farsi capo di anime. A quello darò vista soprannaturale e a quell’altro voce soprannaturale. Ebbene: facciano i miei servi secondo il mio volere e mi saranno uguali nel merito.
Io non forzo in maniera che voi non possiate negarmi di ubbidire. No, neppure coloro che sono in mia mano morbidi, come fiocco di lino pronto ad esser filato, sono da Me forzati ad ubbidire. Ma quanto più essi sono “miei” e tanto più per essi facile e cara è l’ubbidienza, di modo che anche a costo del loro pericolo — poiché il mondo odia coloro che son di Dio — e il loro soffrire — poiché il mondo fa fiorire il suo odio in sofferenza per i miei “santi” — essi restano fedeli al mio comando.
Bocche mondate dall’amore e cuori fatti specchi di Dio dalla carità, che è la loro vita, essi non operano e non ripetono che ciò che Io loro suggerisco. Seguaci benedetti del Figlio mio, essi copiano il loro Maestro la cui ubbidienza fu infinita perché divina e perché non usò della sua natura per scegliere le facili ubbidienze, ma le assaporò tutte e le fece sue, anche quelle che ripugnano all’uomo, creatura inferiore a Dio, e che pure il Figlio Dio abbracciò per esservi esempio.
Ma Io che non mento e non muto, vi giuro che su costoro è la mia benedizione, poiché nel loro cuore non vi è idolo alcuno, ma si erige un solo altare: il mio, dal quale tuona — ma per loro è voce di Padre che non terrorizza, ma come voce d’organo celeste rapisce lo spirito a gaudio santo — la mia Volontà, sacra per loro come Me stesso.
Io sono con questi miei servi. E la mia presenza è come lo squillo di vittoria di cui parla il Libro, poiché mette in fuga tutti i nemici dello spirito e fa di esso un sicuro conquistatore del Cielo.
Dopo avere durante la vita intravisto il Volto di Dio, benigno e sorridente, attraverso i veli delle lontananze e della Volontà, conosceranno “la Stella nata da Giacobbe”, il Figlio mio santo, il Giusto nella cui Mano trafitta ho messo lo scettro di re, la verga sacra che nel Giorno del Giudizio segnerà i benedetti e i maledetti e che per i miei servi sarà dolce come una carezza.
Seguite fin da ora il Dominatore eterno. Egli vi conduce per via sicura al possesso del Regno di Dio sol che con l’ubbidienza, di cui vi è esempio l’uomo di cui parla il Libro, non vogliate fare di vostra testa né il bene né il male, ma unicamente ciò che vi dice il Signore.»
(I quaderni del 1943, 16 dicembre)