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L’opera della Valtorta non è scientifica

“Nella sua opera Maria Valtorta dimostra una cultura storica, geografica, archeologica, etnologica, filosofica, biblica e teologica inspiegabili. O era un ‘mostro’ di sapienza, come non ce ne sono mai stati, o bisogna credere a ciò che ha sempre sostenuto e cioè che il suo libro non ha origine umana”.
Sono parole testuali dell’editore Emilio Pisani in un vistoso servizio giornalistico, apparso sul n. 34 della rivista GENTE del 26 agosto 1978: quarant’anni fa. Non si tratta di un editore dalla cultura eclettica, in grado di esaminare uno scritto passandolo al vaglio delle più svariate branche dello scibile. Semplicemente egli aveva sotto mano gli attestati di veri uomini di cultura, accreditati nei vari rami della scienza, i quali avevano riscontrato nelle parti descrittive dell’opera di Maria Valtorta, nei dialoghi dei suoi personaggi, perfino nei dettagli trascurabili in apparenza, la realtà storico-scientifica di quel tempo, cioè del tempo della vita terrena di Gesù di Nazareth. È come se la scrittrice, senza conoscere alcunché, ma con la capacità di sapere osservare e con il talento di saper scrivere, stesse vivendo in quel tempo e in quelle situazioni ambientali, sociali, culturali. Lo hanno confermato anche studi recenti, condotti con più ricchezza di dati e ampliando il raggio delle ricerche, fino a sconfinare nei campi della botanica, della climatologia, dell’astronomia.

Eppure l’opera di Maria Valtorta non è un’opera scientifica.

“Nessuno si permetta mai — è il monito di Gesù riferito dalla scrittrice l’8 febbraio 1949 — di camuffare da ‘scientifica’ l’opera che io ti ho data”.

Camuffare significa falsificare, fare apparire quello che non è. L’opera della Valtorta non è scientifica perché lei non era una mente tanto geniale da poter assorbire tutto lo scibile riferito ad un tempo remoto: il che sarebbe mostruoso perché supererebbe l’estremo limite delle capacità umane. Quello che di lei apprendiamo dalle memorie autobiografiche e dagli altri scritti personali è anche fuori dell’ordinario, ma è ancora umanamente possibile: vincere se stessi e offrirsi totalmente per amore.
L’opera di Maria Valtorta non è un capolavoro (letterario) di Scienza. È il capolavoro (letterario) dell’Amore, che ci è venuto per mezzo del sublime e totalizzante sacrificio di una creatura. Lo sanno e lo attestano migliaia di lettori (forse milioni, da sessant’anni ad oggi) sparsi in tutto il mondo. Alcuni di loro si sono mostrati perfino infastiditi da quello che essi ritengono un superfluo accanimento scientifico sull’opera valtortiana. Vorremmo invece convincerli che i dati scientificamente certi di una rivelazione, se vengono dimostrati come tali da studiosi dall’animo retto, possono indurre le menti imbevute di sola Scienza a riconoscere l’Amore.

Il primo esempio lo abbiamo nell’apostolo Tommaso, il quale non credette semplicemente al fatto di cui i compagni erano stati testimoni. Solo quando ottenne la prova certa e tangibile dell’avvenuta Resurrezione, che nel contempo confermava la veridicità della Passione e Morte, espressioni estreme dell’Amore, solo allora riuscì ad esclamare: “Mio Signore e mio Dio!”.

2018-11-22T09:35:12+00:00