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Gabriele Roschini

Prese il nome di Gabriele Maria quando, giovanissimo, entrò nell’antico Ordine dei Servi di Maria. Sacerdote dal 1924, dottore in filosofia e maestro in sacra teologia, consacrò l’intera sua vita alla Madonna, che amò con pietà profonda e illustrò con la predicazione, con l’insegnamento ininterrotto nell’arco di oltre
mezzo secolo, con fondamentali studi mariologici e numerose pubblicazioni, che hanno molto contribuito alla diffusione e all’aggiornamento della “teologia di Maria” nel mondo cristiano.
Fu l’iniziatore, nel 1939, della Rivista internazionale “Marianum”, che diresse per trent’anni. Nel 1950 fondò la Facoltà Teologica “Marianum” in Roma (poi insignita del titolo di Pontificia), di cui fu Preside nei primi quindici anni. Fece ripristinare la Biblioteca Mariana e ottenne dal Papa Pio XII che essa venisse trasferita nel Collegio internazionale “S. Alessio Falconieri”, sede della Facoltà. Ricoprì importanti cariche nel suo Ordine e in alcuni Dicasteri della Curia Romana. Socio o membro di varie Accademie scientifiche, nel 1965 il governo italiano gli conferiva la medaglia d’oro dei benemeriti della cultura. Aveva partecipato come “Perito” al Concilio Ecumenico Vaticano II.
Il suo primo contatto con gli scritti di Maria Valtorta è documentato dalla seguente dichiarazione che egli sottoscrisse il 27 agosto 1946, quando l’opera maggiore, non ancora pubblicata, veniva fatta conoscere in copia dattiloscritta:

Dietro incarico del Rev.mo P. Generale ho riveduto il primo volume dell’Opera (che potrebbe intitolarsi: Ai margini del Vangelo), dal Concepimento di Maria Ss. alla vita pubblica di N.S.G.C., e non vi ho riscontrato nulla contro la fede e i costumi. Vi ho riscontrato invece un soffio di grande spiritualità ed una potenza di ricostruzione delle scene evangeliche singolarissima. Se ne può quindi permettere la stampa alle seguenti condizioni: 1° che si dichiari espressamente che a quanto si racconta non si deve altra fede che l’umana, e che si tratta di ricostruzione umana; 2° che si tolga completamente tutto ciò che, in un modo esplicito o equivalente, si riferisce all’origine divina dell’Opera, origine che non consta, essendovi alcuni indizi che depongono contro di essa; 3° che vengano fatte tutte le correzioni indicate, suggerite dalla prudenza ecc.

Nel 1949 fece una visita di cortesia alla scrittrice, inferma nella sua casa di Viareggio, e ne riportò l’impressione di una donna del tutto normale.
A Roma seguiva, con apparente distacco, i confratelli Padre Migliorini e Padre Berti, impegnati in prima persona ad organizzare con alcuni laici una casa editrice che si assumesse l’onere di pubblicare l’opera valtortiana. Fu lui a facilitare la ricerca di uno stampatore consigliando Padre Berti a rivolgersi alla tipografia Pisani dell’Isola del Liri, che era nota negli ambienti cattolici romani e nel passato aveva stampato anche i testi di un illustre mariologo Servita, il cardinale Alessio M. Lépicier. Fallito il progetto romano di costituire un’apposita casa editrice, Maria Valtorta accolse la disponibilità del tipografo-editore Michele Pisani, che stampò l’opera per conto proprio come editore, meritando di vederla messa all’Indice dal Sant’Uffizio nel dicembre del 1959. Padre Roschini, che nel Sant’Uffizio era Consultore (o ancora Qualificatore), sembrò esserne sorpreso.
In un pomeriggio dell’agosto 1972 egli tornò a suonare il campanello di casa Valtorta, a Viareggio. In casa, con Marta Diciotti, c’erano Emilio Pisani, figlio di Michele, e sua moglie Claudia. Fu proprio Emilio ad aprire la porta e ad avere la sorpresa di trovarselo di fronte. Padre Roschini tornava dalle vacanze estive che ogni anno trascorreva nel Convento dei Serviti a Pietralba, nella regione dolomitica. Questa volta aveva deciso di dedicare il tempo libero alla lettura dei volumi dell’Opera valtortiana e confessò di non essere riuscito a staccarsene neppure nelle ore del riposo notturno. Si era fermato a Viareggio, durante il viaggio di ritorno a Roma, per scusarsi con la superstite Marta della passata sua diffidenza o indifferenza. Forse pensava già di inserire gli scritti di Maria Valtorta nel corso delle lezioni sulle intuizioni mariane dei grandi mistici, da tenersi al “Marianum” nel prossimo anno accademico. Sul registro dei visitatori lasciò la sua firma “con devozione e ammirazione”.
Si ottenevano, intanto, le prescritte autorizzazioni civili ed ecclesiastiche per la sepoltura privilegiata di Maria Valtorta. Il 2 luglio 1973, allora festa mariana della Visitazione, fu Padre Roschini ad accompagnare come sacerdote i Resti mortali nella traslazione privata da Viareggio a Firenze, dove presiedette la Concelebrazione Eucaristica, tenne il discorso celebrativo e benedisse la tumulazione nella Cappella del Capitolo, al Chiostro Grande della Basilica della Ss. Annunziata. Tornò a Firenze l’8 dicembre di quello stesso anno, festa dell’Immacolata, per presentare con Emilio Pisani, in un affollato convegno, il suo libro La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, che raccoglieva, rielaborate, le lezioni tenute al “Marianum”.
La ristampa del libro si sarebbe poi fregiata della lettera della Segreteria di Stato di Sua Santità, che aveva trasmesso all’Autore l’apprezzamento e la benedizione di Paolo VI insieme con l’auspicio “che dalla sua fatica possa raccogliere copiosi e consolanti frutti di bene spirituale”. Una nuova edizione si rese necessaria per aggiornare le citazioni degli scritti di Maria Valtorta rinviando alle ultime più accurate edizioni delle opere valtortiane.

2018-07-30T15:28:12+00:00