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Valeria, discepola della prima ora

Più volte richiamata nell’opera di Maria Valtorta, Valeria occupa un posto molto particolare fra tutti i testimoni oculari che Gesù incontra nel corso della vita pubblica.
Questa giovane patrizia romana è difatti la prima donna discepola “sottratta” al paganesimo.
La guarigione miracolosa di sua figlia Faustina dà origine al primo incontro con Gesù.
Successivamente è presente, insieme ad altre romane, nello splendido giardino di Giovanna di Cusa a Tiberiade quando Gesù le fa visita. Così egli saluta le romane: «Vi occupate dei fiori? Continuate, continuate. Potremo parlare anche mentre cogliete queste splendide opere del Creatore che sono i fiori…». Poi, gradualmente, le introduce al divino: «Ed ecco allora che la nostra mente deve cogliere l’insegnamento e farsi, dell’amore un poco sensuale per il fiore, uno sprone a pensiero più alto».
E ancora, dopo una dolce evocazione dell’anima e della vita eterna, Gesù prende in braccio la piccola Faustina dicendo «amo i bambini come amo i fiori. Perché sono puri e senza malizia. Anzi, dàmmi, o donna, la tua piccina. Stringermi al cuore un piccolo angelo mi è tanto dolce».
Valeria, sensibile alla bontà e alle parole di Gesù, decide senza indugio di allontanarsi dalla vita corrotta della società romana. Affrancata la schiava Tusnilde, progredisce nella sua conversione ma non senza difficoltà. Suo marito, non contento del nuovo stile di vita della moglie, divorzia da lei.
Ed ella va a confidarsi con Gesù che così la conforta: «la sofferenza depura e tempra sempre più il tuo metallo… e diverrete, tu e tua figlia, sapienti nella fede che porterà il mio Nome».

Faustina e le rose
In altra occasione, Maria Valtorta descrive una scena molto commovente. Fra le righe si legge di una bambina che si avvicina a Gesù «e gli depone in grembo tutti i suoi fiori dicendo: “le rose di Faustina al suo Salvatore”. […] Intanto la donna si è inginocchiata dietro la bambina gettando indietro il velo. È Valeria, la madre della piccina, che saluta Gesù col suo romano: “Salve, o Maestro”».
Quando Gesù le predice la sua morte in croce chiedendole cosa avrebbe fatto se lui non fosse più in vita ella, senza esitazione, esclama: «… Non lascerò questi luoghi… se molto perderò perdendo il Maestro, non perderò tutto, perché la fede resterà. E io resterò dove essa è nata».
Quest’ultima promessa sembra trovar conferma nel Talmud che cita una ricca proselite di nome Valeria, padrona di diversi schiavi. Residente in Palestina, “ella si intrattenne lungamente con il nipote di Gamaliele in merito ad alcune contraddizioni sulla Bibbia”.

Una strana scoperta
Nel 2012, a pochi metri di distanza dalla grotta dell’Annunciazione, a Nazareth, alcuni archeologi hanno decifrato una sorprendente iscrizione. Risalente ai primi secoli, esprime una sorta di supplica: «Signore Gesù Cristo salva la tua serva, Valeria… e concedi a lei di portare la luce». L’iscrizione termina con una preghiera rivolta a Gesù Cristo e, infine, con la parola Amen.
Sulla stessa parete, su un lato di questo antico voto, s’intravvede un’illustrazione raffigurante due sagome femminili, una adulta e una bambina, davanti ad una splendida rosa!

Per i lettori valtortiani questa scoperta rievoca inconfutabilmente l’episodio più importante della vita di Valeria!
– È possibile che questo graffito sia opera della stessa Valeria?
– Si può forse supporre che sia stato realizzato da una riconoscente Faustina?
– Forse qualche discepolo dei primi tempi?
– Potrebbe essere l’indizio che la sepoltura di Valeria si trova nelle strette vicinanze?
Valuteranno e decideranno gli archeologi. Tuttavia, questa scoperta aggiunge un nuovo elemento di autenticità a “L’Evangelo…” di Maria Valtorta.

2018-07-30T15:49:39+00:00