Il bosco del fariseo Chanania

Gesù, a cena dal fariseo Ismaele (= Luca 14,1-24), riceve la visita di un idropico che chiede di essere guarito. Gesù allora domanda ai farisei presenti se è lecito guarire di sabato, ma alla risposta ostinatamente negativa di un vecchio scriba, gli dice:

«Chanania, lo sai che in questo momento il tuo bosco più bello sta ardendo e tutta la pendice dell’Hermon splende nella porpora delle fiamme?».

Il vecchietto schizza come l’avesse morso un aspide: «Maestro, dici il vero o scherzi?».

«Dico il vero. Io vedo e so».

«Oh! me misero! Il mio bosco più bello! Migliaia di sicli in cenere! Maledizione! Siano maledetti i cani che me l’hanno messo a fuoco! Ardano nelle viscere come il mio legno!» (EMV 335.13).

Il vecchio ha una reazione sorprendente: esce di corsa furente, e sbraitando chiede di avere il suo carro, per raggiungere il luogo e tentare di spegnere l’incendio.

Perché mai il fariseo si preoccupava tanto del suo bosco? Perché tanta disperazione? In fondo era solo un bosco, con nulla di immediatamente produttivo, a parte la legna. Sicuramente aveva altre terre che gli rendevano molto di più. Come spiegare allora questa disperazione?

In effetti il bosco, detto silva caedua, come bene economico era molto apprezzato dai Romani. Esso costituiva un buon investimento, una risorsa per il futuro, destinata ad aumentare di valore: il legno era sempre disponibile, e trovava sempre acquirenti. È nota una frase di Cicerone in cui rimprovera un erede che dissipa le sue sostanze e “vende il suo bosco prima della vigna[1]Cicerone, La legge agraria, II, 17, 48.. Al contrario, la vigna era un investimento capitalistico, aleatorio, industriale: l’annata poteva andar male per le condizioni atmosferiche avverse; il mercato dipendeva troppo dalla domanda e dall’offerta; le cure costanti richieste potevano essere troppo dispendiose. In confronto, il bosco era una garanzia e una rendita sicura, una specie di conto in banca[2]Vedi A. Giardina, Allevamento ed economia della selva in Italia meridionale (1981), ora in A. Giardina, L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta, Laterza, Roma-Bari, 2004, pagg. 139-192..

Questo ragionamento, tipico del mondo romano e condiviso da tutti gli antichi proprietari terrieri, spiega il comportamento del fariseo Chanania, che cade in disperazione appena viene a sapere dell’incendio del bosco: in effetti, stavano andando in fumo tutti i suoi investimenti.

Ma Maria Valtorta era anche esperta di economia del mondo romano?

Notes   [ + ]

1. Cicerone, La legge agraria, II, 17, 48.
2. Vedi A. Giardina, Allevamento ed economia della selva in Italia meridionale (1981), ora in A. Giardina, L’Italia romana. Storie di un’identità incompiuta, Laterza, Roma-Bari, 2004, pagg. 139-192.