Seiano

Un riferimento ad un personaggio storico, Seiano, che ritroviamo nell’opera valtortiana, in linea di principio, potrebbe costituire un riferimento cronologico assoluto, di natura storica.

Ci hanno rubato tutto per ornarsi del nostro e fingersi civili. Ma gratta la crosta, che è tinta della nostra civiltà, e scopri sempre un Amulio, un Romolo, un Tarquinio… Scopri sempre un Bruto uccisore di chi lo benefica. Ora hanno Tiberio! Poco ancora per loro! Hanno Seiano. Hanno ciò che sta loro bene. Il ferro, le catene, i delitti che hanno fatto si rivoltano contro loro stessi e mordono le carni dei bruti romani (EMV 461, 8).

Le parole de L’Evangelo su riportate sono pronunciate da un greco di nome Zenone, un mercante che porta una lettera della discepola Sintica per Gesù. Il personaggio storico citato è Lucio Elio Seiano, capo della guardia dei pretoriani dell’imperatore Tiberio, accusato all’improvviso di tradimento mentre sedeva in senato, in seguito alla lettura di una lettera di Tiberio, e ucciso in carcere secondo gli storici il 18 ottobre del 31 d.C. Prima di questa data, Seiano aveva acquisito un enorme potere a Roma, era considerato secondo solo all’imperatore, e come suo braccio destro curava i processi di lesa maestà, mettendo sotto accusa e giustiziando numerosi senatori e cavalieri caduti in disgrazia presso l’imperatore. Chiaramente Zenone ne parla come in piena attività, intento a “mordere le carni” dei Romani, e quindi Zenone non sembra a conoscenza della sua morte. D’altra parte, per il lavoro che fa, Zenone è in stretti rapporti con gli ufficiali romani per le forniture dell’esercito, e la notizia della morte di Seiano non gli sarebbe sfuggita: se ne parla così, è perché sa che il prefetto è vivo ed è in piena attività.

Apparentemente questo dato sembra darci una datazione importante: il terzo anno della vita pubblica di Gesù precede la morte di Seiano, quindi andrebbe posto al massimo nello stesso anno 31 d.C. o in anni precedenti. Di conseguenza l’anno della crocifissione andrebbe posto al massimo nell’anno 32 d.C., o in anni precedenti; questo dato si accorderebbe allora alle ipotesi che pongono la crocifissione al 27 oppure al 30 d.C. (secondo i dati degli Evangelisti e le ricorrenze della Pasqua ebraica).

Senonché sia gli studi cronologici basati sui dati astronomici presenti nell’Opera di Maria Valtorta, sia altri studi indipendenti basati sulle fonti antiche[1]Vedi L. De Caro, I cieli raccontano. Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta attraverso l’Astronomia, voll. 1-3, cit.; F. La Greca, L. De Caro, Nuovi studi sulla datazione della crocifissione nell’anno 34 e della nascita di Gesù il 25 dicembre dell’1 a.C., cit., ci portano a porre la crocifissione di Gesù al 23 aprile del 34 d.C.; pertanto, se il terzo anno della vita pubblica di Gesù va posto nel 33 d.C., Seiano dovrebbe essere già morto da circa due anni nel momento in cui il mercante Zenone ne parla. Ci troveremmo così davanti ad un apparente anacronismo, che merita un adeguato approfondimento.

Una facile soluzione porterebbe a ritenere che il riferimento a Seiano fatto dal personaggio dell’Evangelo Zenone, come se fosse ancora vivo, non sia corretto. Può essere che le rivelazioni private non siano esenti dalla fallibilità; d’altra parte è possibile che Maria Valtorta non abbia riportato per iscritto esattamente quanto stava “ascoltando” durante la visione. Basterebbe, ad esempio, che l’affermazione chiave del personaggio greco dell’Evangelo nel suo lunghissimo discorso fosse stata “Ora hanno Tiberio! Poco ancora per loro! Hanno avuto Seiano…”, e che non sia stata trascritta correttamente o completamente dalla Valtorta, per far cambiare completamente la valenza storica della frase.

Tuttavia, ad un esame più approfondito, nel discorso di Zenone la correzione della frase in “hanno avuto Seiano” non si adatta al contesto: al contrario Seiano ci appare vivo e operante insieme a Tiberio nel rivoltare contro gli stessi Romani i delitti commessi verso altri popoli: crudeli con gli altri, crudeli fra di loro.

A questo punto, è possibile ipotizzare un errore degli storici nel datare la morte di Seiano al 31 d.C.? Anche qui, come nel caso di Galeno, andando a spulciare nelle fonti, non mancano i dubbi e le incertezze. Lo scrittore antico che ci illustra più di tutti la figura di Seiano è Tacito, nell’opera intitolata Annali, ma in quest’opera mancano proprio le pagine sulla morte di Seiano. Si sa inoltre che il testo di Tacito deriva da un unico codice manoscritto ritrovato dagli umanisti, codice nel quale mancano diverse pagine, e la sequenza di quelle esistenti non è sicura. A questo si aggiunga l’abitudine di Tacito ad anticipare ad effetto eventi importanti, senza seguire un preciso ordine cronologico, per cui un evento successivo viene narrato in un contesto precedente. Se in un caso simile viene a trovarsi una lacuna, la confusione è assicurata.

Lo stesso Tacito, d’altra parte, ci dice che la biografia di Tiberio fu alterata, per paura, mentre era in vita, e per odio dopo la sua morte[2]Tacito, Annali, I, 1.; con ciò lo scrittore sembra porre le mani avanti, e avvisare il lettore che le notizie da lui riportate (ed evidentemente anche quelle riportate da altri storici) non possono considerarsi sicure.

Un altro scrittore utilizzato come fonte per la vita dell’imperatore Tiberio, e che ci parla di Seiano, è Cassio Dione, che scrive un secolo dopo Tacito. Ma per questa sezione delle sue storie abbiamo in gran parte solo dei riassunti bizantini. Cercando una convergenza tra gli eventi narrati da Tacito e quelli narrati da Cassio Dione, si trova che molti eventi presentano fra l’uno e l’altro autore una differenza di datazione di due anni, costante per diversi eventi[3]Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1967..

Ancora, in molte cronache tardo antiche e medievali, che riportano anno per anno gli avvenimenti datandoli per lo più secondo i consoli dell’anno, sembrerebbe che Augusto sia morto il 15 d.C, e non il 14; parimenti la morte di Tiberio viene posta nel 38 o nel 39, anziché nel 37. Ne deriva una cronologia diversa per Tiberio, con una diversa durata degli anni di regno e dei rapporti di ciascun anno con l’inizio e la fine del regno. Ciò sembra confermare le differenze esistenti fra Tacito e Cassio Dione.

In attesa di studi più dettagliati su queste differenze e sulla cronologia di Seiano, si potrebbe ipotizzare che la morte del potente prefetto del pretorio risalga non all’ottobre del 31, ma all’ottobre del 33 o del 34 d.C.; alcuni indizi di tale datazione possono trovarsi nell’opera di Svetonio (I dodici Cesari) e in altri autori minori.

Inoltre, in alcuni autori Seiano è descritto addirittura come ostile al Cristianesimo nascente. Lo storico cristiano Orosio, riprendendo Tertulliano, racconta di una relazione ufficiale di Pilato a Tiberio, nella quale si parlava della resurrezione di Cristo e dei suoi miracoli. Tiberio allora propose al senato di divinizzare Cristo. “Il senato, mosso da indignazione perché non gli era stato affidato, come d’uso, il compito di decidere per primo in merito al nuovo culto, rifiutò la consacrazione di Cristo e stabilì con un editto che i cristiani fossero banditi da Roma”. E Orosio aggiunge: “Tanto più che anche Seiano, prefetto di Tiberio, avversava ostinatamente la proposta di accogliere la nuova religione[4]Orosio, VII, 4, 5-8.. Tiberio però, secondo Orosio, con un editto minacciò di morte gli accusatori dei Cristiani, e nella brama di punire il senato per la sua opposizione divenne crudele, mandando a morte gran parte dei senatori e facendo uccidere il prefetto Seiano che progettava una sommossa.

Se si pone la crocifissione nell’anno 30, questo racconto appare concordare con la morte di Seiano nel 31, ma se poniamo la crocifissione, secondo i nostri studi, nel 34, dovremmo ipotizzare che Seiano sia stato ucciso nell’ottobre del 34 o del 35, se Orosio gli assegna una parte attiva nell’osteggiare il Cristianesimo.

Alcuni studiosi non prestano molta fede ad Orosio, che spesso altera gli eventi e le cronologie per esaltare il Cristianesimo e condannare i suoi nemici, ma in genere utilizza, a modo suo, buone fonti. Sulla relazione di Pilato non sembra ci possano essere dubbi, così come sull’intervento di Tiberio favorevole ai Cristiani[5]Vedi M. Sordi, I Cristiani e l’Impero Romano, cit.; A. Barzanò, Il Cristianesimo nell’Impero Romano da Tiberio a Costantino, Lindau, Torino, 2013.. Orosio potrebbe aver esagerato il ruolo di Seiano, ma si sa d’altra parte che Seiano si mostrava ostile ai Giudei.

Ipotizzando quindi che Seiano sia stato messo a morte per ordine di Tiberio nell’ottobre del 33 o nell’ottobre del 34, e ponendo la passione di Gesù nel 34, secondo i dati astronomici presenti ne L’Evangelo di Maria Valtorta, nell’anno precedente, nel 33, non è un anacronismo parlare di Seiano come di un personaggio potente e in piena attività, secondo il racconto del mercante Zenone.

Quindi, come riguardo a Galeno, anche riguardo a Seiano sono plausibili datazioni diverse nella sua biografia, per cui non siamo in possesso di una certezza assoluta che si possa confrontare con il testo di Maria Valtorta. I ragionevoli dubbi cronologici che vengono fuori dallo studio delle fonti su questi due personaggi rendono pienamente plausibile il racconto dell’Evangelo di Maria Valtorta, in attesa di studi approfonditi.

Notes   [ + ]

1. Vedi L. De Caro, I cieli raccontano. Indagine storica su Gesù nell’opera di Maria Valtorta attraverso l’Astronomia, voll. 1-3, cit.; F. La Greca, L. De Caro, Nuovi studi sulla datazione della crocifissione nell’anno 34 e della nascita di Gesù il 25 dicembre dell’1 a.C., cit.
2. Tacito, Annali, I, 1.
3. Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1967.
4. Orosio, VII, 4, 5-8.
5. Vedi M. Sordi, I Cristiani e l’Impero Romano, cit.; A. Barzanò, Il Cristianesimo nell’Impero Romano da Tiberio a Costantino, Lindau, Torino, 2013.