Ermogene

Nella sinagoga dei liberti romani a Gerusalemme, in un incontro organizzato dalla romana Valeria, molte persone, venute da lontano, attendono Gesù, e fra questi anche dei gentili. Un vecchiotto, forse romano, ricorda le parole udite in gioventù dal suo pedagogo Ermogene, che criticava la vuota religione dei sacrifici e invitava, attraverso una vita virtuosa, a salire alla perfezione divina ed a conoscere il Dio Creatore. E veramente ora egli l’ha visto e l’ha riconosciuto in Gesù.

Uno, un vecchiotto dignitoso, mormora fra i denti. «Che hai detto, o uomo?», chiede Gesù volgendosi.

«Ho detto che… Mi ripetevo le parole sentite in giovinezza dal mio pedagogo: “È concesso all’uomo con la virtù salire a perfezione divina. Nella creatura è il bagliore del Creatore, che tanto più si disvela quanto più l’uomo nobilita se stesso nella virtù, quasi consumando la materia nel fuoco della virtù. Ed è concesso all’uomo di conoscere l’Ente il quale, almeno una volta nella vita di un uomo, o con severo o con paterno aspetto, si mostra alla creatura perché essa possa dire: ‘Devo esser buono. Me misero se tale non sarò! Poiché un Potere immenso ha balenato a me davanti per farmi comprendere che la virtù è dovere ed è segno della nobile natura dell’uomo’. Troverete questo bagliore della Divinità talora nel bello della natura, talaltra nella parola del morente, o anche nello sguardo di un infelice che vi guarda e giudica, o nel silenzio della persona amata che tacendo rimprovera una vostra azione disonorevole, lo troverete nello spavento di un bambino davanti ad una vostra violenza o nel silenzio delle notti mentre siete soli con voi stessi e nella stanza più chiusa e solitaria, avvertirete un altro Io, ben più potente del vostro, che vi parla con un suono senza suono. E quello sarà il Dio, questo Dio che deve essere, questo Dio che il Creato adora anche senza forse sapere di farlo, questo Dio che, Unico, veramente soddisfa il sentimento degli uomini virtuosi, che non si sentono saziati e consolati per le nostre cerimonie e le nostre dottrine, né davanti alle are vuote, ben vuote, nonostante che una statua le sovrasti”. So bene queste parole, perché da molti lustri le ripeto come mio codice e mia speranza. Ho vissuto, lavorato, e anche sofferto e pianto. Ma tutto ho sopportato, e spero con virtù, sperando di incontrare prima della morte questo Dio che Ermogene mi aveva promesso che avrei conosciuto. Ora io mi dicevo che veramente io l’ho visto. E non come un baleno, non come un suono senza suono ne ho sentito la parola. Ma in una serena e bellissima forma d’uomo mi è apparso il Divino, ed io l’ho sentito e sono ripieno di uno stupore sacro. L’anima, questa cosa che i veri uomini ammettono, l’anima mia ti accoglie, o Perfezione, e ti dice: “Insegnami la tua Via e la tua Vita e la tua Verità, perché un giorno io, uomo solitario, mi ricongiunga con Te, suprema Bellezza”».

«Ci ricongiungeremo. E ancor ti dico che, più tardi, ricongiunto sarai con Ermogene».

«Ma è morto senza conoscerti!».

«Non è la conoscenza materiale l’unica necessaria per possedermi. L’uomo che per sua virtù giunge a sentire il Dio ignoto e a vivere virtuoso in omaggio a questo Dio, ben si può dire che ha conosciuto Dio, perché Dio si è rivelato a lui, a premio del suo vivere virtuoso» (EMV 534.6).

Ci sono diversi personaggi di nome Ermogene in età greco-romana, ma qui sembra si debba cercare un letterato o filosofo che precede la venuta di Gesù, e che è stato maestro del vecchio che nella sinagoga dà la sua testimonianza, quindi vissuto più o meno in epoca augustea. Da escludere quindi sia l’Ermogene che dialoga con Socrate (quinto secolo a.C.) in diverse opere di Platone, sia ovviamente quelli vissuti dopo Cristo, come il famoso retore e sofista Ermogene di Tarso, vissuto all’epoca dell’imperatore Marco Aurelio, che gli fa l’onore di una visita nel 176 d.C., e come l’eretico Ermogene contro il quale scrive Tertulliano. Un altro Ermogene di Tarso, storico, è messo a morte dall’imperatore Domiziano, insieme agli scrivani che avevano copiato la sua opera[1]Svetonio, Vita di Domiziano, 10..

Il nostro personaggio potrebbe essere l’Ermogene vissuto fra primo secolo a.C. e primo d.C. autore, sembra, di una perduta storia della Frigia, citato in oscuri passi di autori antichi, ma soprattutto elencato da Giuseppe Flavio fra gli scrittori greci che nelle loro opere hanno trattato abbondantemente di argomenti giudaici e di storia giudaica[2]Giuseppe Flavio, Contro Apione, I, 23.. Pertanto questo Ermogene potrebbe aver criticato la religione greco-romana ed esaltato la virtù come mezzo per avvicinarsi a Dio Creatore e Padre, che avvertiamo in ogni momento accanto a noi.

Un imprecisato Ermogene, secondo Plutarco, afferma in un suo scritto: “Gli dèi che tutto sanno e tutto possono mi sono tanto amici che per la cura che tengono di me non mi scordo di essi giorno e notte, dovunque io vada e qualunque cosa faccia, e antivedendo mi avvisano dell’esito di ogni mia azione, inviandomi quaggiù messaggeri, voci, sogni e presagi[3]Plutarco, Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 23..

Abbiamo anche un Marco Tigellio Ermogene, letterato, musico e cantore, forse anche maestro, familiare di Cesare e di Augusto, di cui parla più volte Orazio nelle sue Satire[4]Orazio, Satire, I, 2, 1; I, 3, 1 sgg.; I, 4, 72.; potrebbe essere lui il pedagogo Ermogene, ma non ci restano altri documenti. Lo stesso ritratto che ne risulta dai versi di Orazio è contraddittorio e diversamente interpretato, per quanto a volte appaia un uomo generoso, contento del poco e vicino alla filosofia dello stoicismo, per cui potrebbe aver pronunciato il discorso ricordato dal vecchio in EMV. In alcuni antichi documenti scoperti in Sardegna nell’Ottocento, le cosiddette “carte di Arborea”, per lo più ritenute false (ma resta qualche dubbio), si parla di questo Tigellio Ermogene, che avrebbe vinto Orazio in una disputa sulla natura degli dèi, in quanto, avendo avuto relazioni con gli israeliti, conosceva la loro religione e il Dio d’Israele.

Sul nostro Ermogene dell’EMV quindi non vi è nulla di sicuro: troviamo solo accenni e frammenti. Tuttavia il poco che si trova è sufficiente a capire che il brano riportato ne L’Evangelo è plausibile nel contesto del poco che si sa su alcuni scrittori antichi di nome Ermogene.

Notes   [ + ]

1. Svetonio, Vita di Domiziano, 10.
2. Giuseppe Flavio, Contro Apione, I, 23.
3. Plutarco, Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 23.
4. Orazio, Satire, I, 2, 1; I, 3, 1 sgg.; I, 4, 72.